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L’agenzia delle entrate chiede più controlli

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Il problema dell’evasione fiscale è da sempre uno dei più sentiti dal Fisco italiano. Nonostante le continue leggi create appositamente per un maggiore controllo sui movimenti di denaro, gli evasori fiscali continuano ad essere una spina nel fianco dell’Agenzia delle Entrate.

Tra gli strumenti per la lotta all’evasione fiscale, in questo 2015. è stato ideato il “730 precompilato”, ossia una dichiarazione dei redditi già parzialmente compilata per tutti quei contribuenti di cui l’Agenzia delle Entrate conosce una serie di informazioni provenienti dall’Anagrafe Tributaria, dalle banche, dai datori di lavoro o dagli enti previdenziali. Inoltre, un recente provvedimento emanato proprio dall’Agenzia delle Entrate, permetterà un recupero dei dati degli scorsi anni, relativi ai correntisti di banche e poste, per un controllo più dettagliato dei movimenti di capitali.

Ma per una conoscenza più approfondita, soprattutto in caso di sospetto di rischio evasione, il Fisco ha richiesto una maggiore possibilità di accesso ai conti correnti bancari. Il controllo, come ha dichiarato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, sarà solo mirato e non massivo, almeno per i primi periodi. Nel 2014, con verifiche esclusivamente mirate, l’Agenzia delle Entrate ha potuto recuperare oltre 14 miliardi di euro e, per questo 2015. i vertici dell’Agenzia delle Entrate sperano di potere rafforzare ulteriormente i controlli.

Questo anche grazie alla legge di stabilità del 2015 che ha portato una serie di variazioni sulla precedente norma che disciplinava le modalità di utilizzo, da parte del Fisco, dei dati sensibili. Parte quindi l’analisi del rischio evasione che permetterà un maggiore controllo sui dati in Anagrafe tributaria da parte di alcuni funzionari specializzati che, tramite controlli incrociati, potranno anche verificare la coerenza tra i movimenti bancari e la Dichiarazione Sostitutiva Unica.
Tutto questo, come evidenzia ancora Rossella Orlandi, per ridurre il tax gap, ossia il gap tra le tasse che realmente dovrebbero essere pagate e quelle che invece si pagano.

La lotta all’evasione fiscale, quindi, passa per una variazione sulle normative della privacy che permetterà una maggiore informazione sulle finanze dei cittadini in cambio più concrete possibilità di lotta all’evasione fiscale.

Una richiesta che non appare infondata, visto che ridurre, se non eliminare del tutto, i movimenti in nero è fondamentale per garantire un maggiore afflusso alle casse dello Stato e per contribuire alla crescita economica del paese.

Proprio per questo, è scattato l’obbligo, da parte degli istituti bancari e delle poste, di comunicare ad una specifica sezione dell’Anagrafe Tributaria, tutti i dati relativi ai movimenti di liquidità dei titolari dei conti. Al momento si lavorerà esclusivamente con i dati degli scorsi anni, in particolare del 2013 e del 2014, ma dal 2016 si potrà entrare a regime, per una comunicazione sempre aggiornata relativa ai correntisti e ai loro movimenti.