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Libretti di risparmio: convengono?

conto corrente bancario

Nati quasi 140 anni fa, rappresentano una delle soluzioni più pratiche e semplici per depositare i contanti: stiamo parlando dei libretti di risparmio, postali o bancari. Questi “salvadanai” degli italiani stanno tornando in auge anche grazie alle ridotte spese di tenuta e sottoscrizione, nonché all’assenza completa di rischi.

I libretti di risparmio rappresentano la forma più classica del c.d. “risparmio prudenziale” che si caratterizza per l’immediata liquidità dell’investimento e la mancanza di perdite. Il loro uso non consente di prelevare oltre la provvista, costituita con precedenti versamenti, prevede la necessità di effettuare le operazioni “fisicamente” presso lo sportello (anche se sia le Poste che alcuni istituti bancari mettono a disposizione delle “carte di debito”, al fine di facilitare il prelevamento dei contanti), e non contempla l’utilizzo di strumenti quali assegni o carte di credito.

Oggigiorno i libretti sottoscrivibili dai risparmiatori sono: nominativi ordinari, gestibili solo dall’intestatario; nominativi speciali, dedicati ai “giovani risparmiatori”, che prevedono varie soluzioni d’investimento con diversi gradi di autonomia dell’intestatario minorenne; al portatore, fruibili, previa esibizione di un documento d’identità, dai diversi soggetti firmatari dell’apertura del deposito che non può essere superiore a 12.500 euro; giudiziari, con funzione di “natura cautelare”, accesi per il deposito di somme derivanti da “procedimenti giudiziari.”

Come anticipato, l’apertura e la gestione di un libretto di risparmio sono operazioni molto semplici che si effettuano allo sportello. Per i libretti postali, ad oggi, non sono previsti costi di apertura, gestione e chiusura, né commissioni sulle operazioni di versamento e prelievo. In banca, invece, è possibile che vengano applicate delle commissioni, di importo comunque esiguo, variabili in base alle disposizioni del singolo istituto di credito.

I “costi fissi“, connessi a tutti libretti di risparmio, sono rappresentati dal prelievo fiscale sugli interessi attivi a titolo di ritenuta d’imposta IRPEF (attualmente pari al 26%) e dall‘imposta di bollo (pari a 34,50 euro, e dovuta solo se le giacenze medie annue di contanti depositati sul libretto superano i 5.000 euro.)

Se quanto visto finora, circa le modalità di gestione e i costi fissi, può dirsi pressoché uguale sia per i libretti di risparmio che per i conti deposito (salvo per il fatto che questi ultimi non sono sottoscrivibili e gestibili da minorenni), le cose cambiano sostanzialmente nel momento in cui si parla degli interessi attivi.

E’ proprio sul fattore “rendimenti“, confrontato con qualche lieve differenza nei costi (l’imposta di bollo, per i conti deposito, è proporzionale e ammonta allo 0,15% delle provviste), che si devono improntare le considerazioni sui vantaggi dell’una e dell’altra forma di gestione del risparmio. Infatti, ad oggi, mentre i rendimenti dei libretti di risparmio possono variare fino al 2% circa, quelli derivanti dai conti deposito raggiungono anche il 4,5% lordo, cosa che induce a preferirli soprattutto per giacenze detenute in “parcheggio” per più di 6 mesi.